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L’arte ai tempi del mainstream

Vi siete mai chiesti quanto influisca sull’arte quello che è l’immenso impero del web al giorno d’oggi?
Il modo di vedere, sentire e parlare di arte è davvero cambiato così tanto?
Appassionarsi a questo campo è davvero diventato mainstream?

Mainstream è un termine inglese entrato nel vocabolario italiano che significa letteralmente “corrente principale” e di conseguenza “tendenza dominante” “opinione corrente”.
In italiano si definisce mainstream ciò che è piuttosto convenzionale o “di massa”.

Ebbene, la sottile linea che separa un amante del mondo artistico da un presuntuoso e finto critico d’arte pare davvero breve, a volte.
Se il primo dicesse che il suo pittore preferito è Van Gogh il secondo risponderebbe a tono, affermando che ormai Van Gogh è sopravvalutato, di moda, mainstream.

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E partendo proprio da tutto questo oggi sono qui per parlarvi proprio di lui, non di certo come esperta, ma come appassionata.
Voglio raccontarvi, come se fosse una chiacchierata tra amici, di quanto io senta vicino questo artista e del perché lo ami così tanto.

Ritengo che Vincent Van Gogh sia uno tra i più famosi pittori al mondo, conosciuto soprattutto per girasoli, notti stellate, malattia e suicidio.

Beh, possiamo però dire che c’è ben altro oltre a questo…

Chi, come me, ha esteso le proprie ricerche andando oltre ai libri scolastici sa – o comunque spero riesca ad intuire – che tipo di uomo sia stato davvero.
Sappiamo che venne escluso dalla società perché considerato un disadattato, un pericolo per molti.
Un artista alienato a causa di quei ritmi frenetici imposti dalla rivoluzione industriale…

Eppure quel che ci appare davvero è – basta dare un’occhiata alle lettere scambiate col fratello Theo – un uomo dalla sensibilità fuori dal comune, estremo, fragile ma che faceva della sua arte – così incompresa da tutti a quel tempo – un mestiere di vivere.

In essa riversava ogni suo ideale, ogni sua convinzione, passione e sentimento, rendendola così viva, reale, quasi dall’esistenza autonoma: i suoi quadri non sono semplici dipinti, ma piuttosto opere vive.
Che si parli de “ I Mangiatori di patate ” o del “ Campo di grano con corvi ” poco importa, in ogni minimo particolare si ritrova tutta la sensibilità e l’estremo dolore dell’uomo fatto artista.
Considero Vincent quasi come un amico, uno di quelli che colgono il tuo stato d’animo con un solo sguardo.
Uno di quelli che attraverso i suoi quadri riesce a condurmi – durante i miei giorni più bui – verso la bellezza fatta di colori, ombre e luci che pare caratterizzare il nostro mondo.

Come può una persona del genere, pronta a trasmettere più di quel che avesse mai sperato, essere considerata davvero mainstream?
Detto ciò,

grazie Vincent.

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” […] Il dolore è facile da rappresentare, ma usare la passione e il dolore per rappresentare l’estasi e la gioia e la magnificenza del nostro mondo… nessuno l’aveva mai fatto prima. Forse nessuno lo rifarà mai. Per me, quello strano, pazzo uomo che vagava per i campi della Provenza non solo è stato il più grande di tutti gli artisti, ma anche uno dei migliori uomini mai vissuti. ”

  • Dottor Black (Doctor Who, 5×10 – Vincent e il Dottore)

 

  • Agnese Naselli

 

Corvos

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