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E se?

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C’è stata una notte più buia di tutte le altre.

C’è stata una notte in cui l’oscurità mi ha travolta con la forza di un’onda anomala, per spezzarmi e spazzarmi via.

Questa notte è iniziata con me distesa su quel solito letto.

Avevo gli occhi fissi sul tetto della mia camera e la mente persa nell’oscuro e aggrovigliato sentiero che era la mia mente.

1,2,3…

Il punto di non ritorno pareva farsi sempre più vivido…

4,5,6…

Inizio a perdere il controllo…

7,8,9,10…

Ci siamo, ciò che temevo è già qui dentro la mia testa.

Domande su domande:

Che senso ha tutto questo?

Come mi sono ridotta così?

Dove sono finiti i miei sogni e le belle giornate di sole?

Perché sono ancora viva?

Quelle erano troppe domande per qualsiasi mente, soprattutto per una fragile come la mia.

Faceva tutto troppo male, le mie lacrime non bastavano più a cancellare qualcosa che si era radicato in me…dovevo far tacere quei pensieri all’istante.

Così rivolsi lo sguardo al balcone della mia camera e pensai

“ E se? ”

Magari sarà veloce e in più potrò guardare le stelle per un’ultima volta. ”

Scesi giù dal letto, un paio di passi e poi rimasi lì in piedi per un po’.

Ero a piedi nudi e sotto di me solo un gelido pavimento, sentivo il freddo scorrermi nelle vene.

Una mano sulla porta, pronta ad aprirsi, e una lacrima solitaria sulla guancia.

Maledetti quei pensieri che continuavano a torturarmi da dentro, diventando sempre più insistenti.

Ma ero davvero pronta?

Avrei mai avuto il coraggio di fare un gesto simile?

Oggi non lo so, ma ripensandoci le probabilità erano alte.

Volevo solo che quel dolore smettesse, volevo solo tornare ad essere felice.

La mia vita non aveva più senso, non facevo altro che ripetermelo.

Avevo abbandonato gli studi dopo il liceo, non riuscivo più a guidare l’auto e non avevo nemmeno la forza di tenermi un lavoro per colpa dell’ansia.

La causa di tutto, la radice di ogni mio problema.

E in quel momento sembrava non esserci, completamente sparita.

Dovevo aspettarmelo.

Poi, d’improvviso, sulla mia scrivania notai delle vecchie lettere e una foto.

Sorridevo, ero felice.

Lo ero davvero.

Fu come svegliarsi da un brutto incubo, uno di quelli che ti paralizza nel sonno.

Tornai infreddolita nel mio letto e piansi tutta la notte.

Erano forse lacrime di gioia per qualcosa che non ero riuscita a portare – per fortuna – a termine.

Il giorno dopo raccontai tutto di quella lugubre notte a due persone.

Non mi considerarono egoista o stupida, mi tesero solamente una mano per abbracciarmi e farmi sentire al sicuro.

Poi mi rassicurarono che, nonostante il lungo arduo cammino che mi attendeva, ce l’avrei fatta.

Mi hanno donato la forza che avevo perso nell’oscuro sentiero della mia mente.

Ed oggi sono qui e combatto, lo faccio di giorno in giorno.

Ci sono mostri difficili da affrontare e sconfiggere, ma il pensiero di un’altra notte come quella mi spinge a fare ciò che è meglio per me: vivere.

C’è stata una notte e adesso non ci sarà più.

 

 

13rw

Ps: Per me è stato alquanto difficile scrivere per raccontare la mia storia ma è stato ancora più difficile tenerla dentro per tutto questo tempo.

Sulla scia di 13 Reasons Why – serie originale Netflix e basata sul libro di Jay Asher – dico che basta essere un po’ più fragili per commettere un atto come il suicidio.

Nessun codardo, nessun egoista, niente di niente se non paura e voglia di far tacere tutto quel dolore che si sente.

Così dicendo però non giustifico il suicidio, io non lo avevo mai preso in considerazione prima di allora.

Dico solo che la mente è strana, ti schiaccia più della vita.

 

 

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