L’ultima lettera.

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” Oh amore mio,

ti guardo riposare, dopo la solita giornata sfiancante per colpa mia, e nel frattempo io rimango qui a scrivere parole che per te saranno vuote quando – tra non molto – me ne andrò.

Purtroppo il mio tempo è arrivato ma va bene così, dico sul serio.

Ho avuto tutto ciò che un uomo possa desiderare da questa vita, così adesso mi godo quei piccoli momenti di sana lucidità che la notte pare voglia regalarmi.

Ti guardo.

Sei ancora più bella quando dormi, sai?

Le tue rughe, che racchiudono tutta la saggezza assorbita durante gli anni, sembrano svanire per riportarti indietro nel tempo.

E poi quel tuo sorriso, oh che meraviglia!

È lo stesso ti quando ti conobbi a quattordici anni.

Erano altri tempi, lo so benissimo, ma rifarei tutto dall’inizio solo per te.

Secondo alcuni avremmo dovuto aspettare ancora, ma come si fa a far aspettare l’amore della propria vita?

Io avevo solo vent’anni all’epoca e, distratto come sono, non potevo di certo rendermi conto – da solo – di quanto bello fosse averti attorno.

Ricordo ancora quando ridevi a tutte le mie battute – un po’ come fai anche adesso – e alle mie facce buffe solo per compiacermi.

Tutti erano a conoscenza della tua cotta nei miei confronti, persino tua madre!

Rido ancora se ripenso a tutte quelle volte in cui scappava via con una scusa qualunque solo per lasciarci passare del tempo insieme, senza distrazioni.

E così finalmente la scintilla arrivò una sera mentre eravamo in macchina e tu sedevi proprio accanto a me.

Mi travolse e ne fui entusiasta; mi bastò un tuo solo sguardo, diverso dal solito!

Non avrei mai pensato che il tuo amore nei miei confronti potesse essere così vasto, d’altronde avevi solo quattordici anni!

Oh, la mia piccola grande Donna.

E allora raccolsi tutto il mio coraggio – tolti quegli scherzi, quell’ironia, non ero altro che un semplice ragazzo di provincia che temeva un po’ la vita – e andai da tua madre e ti chiesi in sposa.

Disse di sì.

Ero felice e lo sono ancora oggi.

Tutti questi anni passati insieme, tra attimi indelebili e meravigliosi, tra viaggi, cene di famiglia, figli, nipoti e parenti lontani, serate passate davanti la televisione e litigi – che sembravano portarci alla fine di un’era – a cui abbiamo sempre posto riparo.

Grazie per tutto ciò che mi hai donato.

Sei la parte migliore di me e il doverti arrecare così tanto dolore mi toglie il respiro.

So che verserai cascate, oceani, infinite lacrime dal mio ultimo respiro in avanti.

Soffrirai, lo so.

Lo sento nell’anima.

Soffrirai, e non vorrei fosse così, perciò sento il bisogno di dirti una cosa: avrò cura di te, amore mio, anche se non ci sarò più fisicamente.

Passerò ogni minuto della mia eterna esistenza proprio accanto a te, nell’attesa che tu possa raggiungermi, però magari il più lontano possibile.

E se il dolore sarà immane tu potrai rileggere tutte le lettere che ho scritto per te in ogni mio momento di lucidità.

Non sono moltissime, scusa, ma mettere nero su bianco ogni nostro ricordo non è stato facile neanche per me.

E così in quest’ultima lettera ho voluto dar gloria al ricordo che tengo più caro: la nostra amata scintilla.

Oh mia cara e dolce Helena,

io ti ho amato, ti amo e ti amerò anche dopo la mia morte.

Credimi, non sarà di certo questa a dividerci.

Noi siamo di più,

eterni echi di un amore indistruttibile.

Per sempre tuo,

Giorgio. “

 

 

  • Agnese Naselli
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