Racconti

Amanda (racconto)

Qui di seguito troverete uno dei miei racconti pubblicati recentemente in un’antologia.
L’unica cosa che vi chiedo è, cortesemente, di evitare stupidi commenti omofobi o simili dopo averlo letto questo piccolo racconto. Sappiate che non perderò nemmeno due secondi della mia vita a dar retta a chi sminuisce questo mio lavoro ma soprattutto attacca la gente a caso per le loro scelte di vita.
Detto ciò vi auguro una buona lettura.
  • Agnese Naselli

 

 

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Amanda

Capitolo 1

Cara Amanda,

ci conosciamo da più di un anno e già non ho più parole da dirti…anzi, da darti. Perché con te si può solo dare, dare amore e vita ed essere felici così.

Ieri notte non riuscivo a prendere sonno, il tuo viso tormentava i miei pensieri talmente tanto che ho pensato di iniziare a scrivere qualcosa.

Io che scrivo, suona così strano, eppure è quasi un bisogno fisico da dover soddisfare ad ogni costo.

Non so se posso definirla una vera e propria lettera, credo sia più che altro un diario in cui parlo di noi. Un diario in cui finalmente metto per iscritto la nostra storia solo per renderla ancora più vera.

E quindi parlo di te, che sei come la margherita più forte del giardino di casa mia. Semplice e forte, tu.

Capitolo 2

Ti penso continuamente.

Stamattina mi son svegliata e ripensavo ad ogni singola parte di te.

Mi manchi, Amanda.

Mi mancano quei capelli di un castano splendente sempre arruffati, mi mancano quelle lentiggini sul viso che odi tanto, mi manca il tuo corpo fragile che però non teme nulla.

E così mi metto a fantasticare su di noi e sulla prima volta che i nostri sguardi si incrociarono.

Tu lavoravi dal fioraio di paese, il nostro bel paese…già.

Era il compleanno di mia madre, il 10 settembre, ed ero passata proprio da te per prenderle un mazzo di rose.

Non ti avevo mai vista prima d’ora.

Avevo un aspetto tremendo quel giorno, ma a te non sembrava importare. E’ stato un attimo, o forse più, non ne sono ancora sicura…ma è successo.

Dopo avermi dato quel mazzo di fiori mi hai guardata ancora un po’, e poi con un sonoro “ spero di rivederti presto “ mi hai salutata.

Uscita da lì avevo come un enorme vuoto al petto, sentivo di doverti rivedere il prima possibile.

E sorridevo, come non mi succedeva da un po’.

Capitolo 3

Eri diventata il mio pensiero fisso dopo quel giorno.

Provavo qualcosa di davvero incondizionato nei tuoi confronti, qualcosa mai sentito prima con nessun altro.

Così, impossibile dimenticarlo, un venerdì mattina, dopo due ore di lezione di storia della filosofia antica, corsi in negozio da te.

Quel tuo sorriso, così delicato e vivo, appena entrata, rimarrà tra i miei ricordi preferiti che ho di te.

Il tuo capo era fuori, non sarebbe tornato fino alla chiusura, e con questa scusa iniziammo a parlare. Il tempo scorreva più veloce del solito, geloso forse di quel nostro bizzarro ma intimo momento.

L’ora di chiusura era quasi arrivata e mia madre mi tempestava di chiamate, tentando di capire dove fossi sparita.

Ridevamo di gusto, come se nulla di brutto potesse mai accadere.

Ma tutte le cose belle finiscono e per me era tempo di andare, e con la promessa di rivedersi mi regalasti un’ortensia bianca.

Sorrisi e prima di chiudermi la porta alle spalle ti sentii dire: “ Cercane il significato, quando puoi”. Feci un cenno con la testa e poi, con un coraggio che non ricordavo di avere, chiesi: “ Amanda, ti andrebbe di venire al mare con me uno di questi giorni? “

Un altro tuo sorriso, ancora più bello dei precedenti, e poi via.

Passavano i giorni e noi con loro, a condividere gelosamente ogni istante insieme.

Le serate al cinema, quelle passate in ristoranti etnici con cibi di cui non riuscire a pronunciare il nome nemmeno fra trent’anni e il mare d’autunno, come al nostro primo appuntamento.

Ah, quanta pace quel giorno in spiaggia.

C’eravamo solo noi, un paio di navi in lontananza e tanto silenzio. Non faceva ancora molto freddo ma tu, goffamente, tentavi in ogni modo di coprirti con quella piccola tovaglia che ti eri portata dietro.

Iniziai a ridere fino alle lacrime mentre tu, facendo l’offesa, tentavi di farmi il solletico. Non avevo idea di come fermarti e così ti baciai.

Quasi non riuscivo a respirare, nonostante mi sembrasse la cosa più naturale del mondo baciare te.

Tremo tutt’ora al solo ricordo.

Da quell’attimo ogni momento trascorso con te diventava prezioso, più di qualunque diamante o tesoro esistente.

Ah, l’amore.

Credo di non essermi mai sentita più viva e felice come quando stavamo insieme, ecco perché rifarei ogni singola cosa, purché tu sia ancora al mio fianco.

Senza quasi rendercene conto un anno stava passando dal nostro primo incontro, ed io volevo rendere quella giornata indimenticabile, volevo qualcosa di nuovo per te.

Non essendo per niente romantica ci tenevo con tutta l’anima a regalarti qualcosa che sarebbe poi diventato uno di quei ricordi eterni da tirar fuori nelle giornate più buie, quando tutto sembra incolore.

Ma a quanto pare la felicità ha sempre un prezzo da pagare, e quel prezzo è costato caro ad entrambe…

Capitolo 4

Sapevo che in paese qualcuno iniziava a mormorare, sputavano veleno su di noi, ma non mi andava di dar ascolto a chi non sa cosa sia l’amore. I nostri genitori, invece, non sembravano turbati affatto. Forse perché erano talmente presi dall’ignorarci che non facevano caso a queste due (apparenti) migliori amiche che passavano tutto il loro tempo a disposizione insieme.

Loro erano l’ultima cosa di cui mi preoccupavo, non ci avrebbero messo i bastano fra le ruote.

I tuoi invece erano più conservatori, ti avevano cresciuta secondo certe regole e già il solo pensiero di infrangerle era considerato peccato.

Ma il nostro giorno era arrivato, non mi importava di niente e nessuno, se non di te. Avevo programmato tutto nei minimi particolari.

Casa mia era libera perché i miei erano fuori, a trovare mia nonna in campagna.

Ma tu avevi pensato ad altro, così mi trascinasti in casa tua, era la prima volta. Avevi deciso che era il momento di darmi tutto di te, non solo in senso fisico.

Quell’amore che mi donavi in ogni tua piccola sfumatura cresceva a dismisura.

Entrammo in camera tua, di una semplicità mai vista prima.

C’erano i tuoi quadri preferiti appesi, Klimt, Monet, Renoir. Poi notai alcune delle tue poesie più belle trascritte nei muri.

Mi giro a guardarti e sei bellissima, come mai prima.

Un vestito giallo, capelli sciolti e quel sorriso che mi ha fatta innamorare.

Corro da te e ti bacio, mi stringi, e so che è amore.

Ci lasciamo prendere, ma prima che possa sfiorarti la pelle sento dei passi che prepotentemente si avvicinano a noi.

Sono i tuoi genitori.

Ci guardano, sbigottiti. Il loro sguardo mi penetra la carne, fino ad arrivare alle ossa. Il silenzio si rompe con delle urla lancinanti.

Mai provata così tanta paura come in quel giorno.

E fu proprio per paura che scappai via.

Adesso, se potessi, cambierei le cose, credimi!

Mi metterei anche ad urlare per strada. Adesso, se potessi cambiare le cose, non ti lascerei lì da sola. Abbandonarti è stato uno degli errori più stupidi fatti in vita mia.

Capitolo 5

E adesso eccomi qui, racconto questa nostra storia ad un foglio talmente malconcio che non so per quanto ancora possa trattenere questi pensieri.

E tu non ci sei.

Continui a non esserci.

E la colpa è mia.

Le mie giornate passano lente, come se il tempo si divertisse a torturarmi ricordarmi tutti i miei sbagli.

Capitolo 6

Sono quasi passati due mesi e non ho più avuto notizie di te.

Ho provato a contattarti in ogni modo, ma sei sparita.

Sei un fantasma.

Il mio fantasma.

Mangio poco, studiare è più difficile di prima, non esco per niente.

I miei genitori nemmeno si degnano di darmi risposte, di aiutarmi.

Sono sola, come te.

Per non parlare dei tuoi di genitori che mi evitano. Li odio.

Li odio al posto tuo, lì odio perché so che sono stati loro a portarti via da me.

Li odio perché loro possono vederti ogni mattina, pomeriggio e sera, possono vederti in ogni momento lontana da me.

Capitolo 7

Oh Amanda, perdonami.

Torna da me, ti aspetto.

Lo farò sempre, tutta la vita se necessario.

Capitolo 8

Oggi mia madre mi ha costretta ad andare al supermercato con lei.

Sentivo tutti gli occhi puntati su di me, quasi come se fossero pronti a cibarsi di tutto questo mio dolore fino a prosciugarmi l’anima.

È stato doloroso, cercavo di non pensarci, poi ho sentito una frase…

“Per colpa sua quell’adorabile ragazza adesso si trova alla Confraternita delle Anime Perdute. Chissà cosa le avrà detto per farla diventare così.”

È stato come se il pavimento sotto i miei piedi si fosse smaterializzato, lasciandomi cadere, senza potermi mai fermare, verso l’oblio.

Ho dimenticato persino come si facesse a respirare.

Avevo sentito storie su quel posto in cui venivano spediti solo quelli affetti da problemi mentali o malattie irrecuperabili. Ecco perché eri sparita senza lasciar traccia.

Eri lì, tu, la più fragile fra tutte, rinchiusa in un luogo descritto da chiunque come qualcosa di infernale.

Come posso, io, aver pensato che mi avessi dimenticata?

Come posso, io, lasciarti lì dentro tutta sola?

Capitolo 9

Credo di aver pianto tutte le mie lacrime, di tristezza e rabbia.

Mi sento svuotata, come se mi avessero portato via ogni organo interno.

Vorrei solo trovare un modo per aiutarti, perché continuare a scrivere di noi non sembra avere più molto senso.

Non serve a darmi pace.

Capitolo 10

Tre mesi lontane.

Tre mesi quasi morte.

Ho tentato in ogni modo di tornar da te, mi sono messa nei guai più e più volte.

Ho smesso di scrivere di noi perché non ne avevo più le forze. Non so neanche come abbia ripreso a farlo adesso, forse volevo solo dare un senso ed una fine a questa storia. Peccato che non sia una di quelle in cui nonostante tutto esiste un lieto fine.

Uno di quelli che più piacevano a te.

Non ci sono balli, fiori o gente che ci sorride felice. solo dei cuori rotti in mille pezzi.

Capitolo 11

Non credo dimenticherò tanto facilmente la conversazione avuta con i miei genitori un paio di settimane dopo aver scoperto dov’eri.

“Tesoro, credo sia arrivato il momento di dirti una cosa…”

Avevo lo sguardo fisso sul vuoto, poi però qualcosa aveva attirato la mia attenzione: “Piccola, dobbiamo parlarti di una cosa. Riguarda Amanda.”

Un barlume di speranza sembrava riscaldarmi il cuore fino a che…fino a che non vidi mia madre piangere.

Passavano i minuti e nessuno dei due riusciva a dirmi altro, c’era solo un misto di silenzi e lacrime. Così scoppiai, come se tutto il rancore che avevo soppresso cercasse di venire fuori: “SILENZIO, SILENZIO, ANCORA TROPPO SILENZIO! BASTA, MI STATE MASSACRANDO CON QUESTE PAROLE NON DETTE! ABBIATE IL CORAGGIO DI DIRMI QUALCOSA!”

Avevo paura di sapere, cos’altro ancora avrei dovuto sopportare?

Poi mio padre trovò il coraggio. Lui, che come me, non era mai stato coraggioso in tutta la sua vita.

“Amanda si è uccisa nella sua camera all’interno dell’Istituto. Ha provato a rimanere lì per quasi un mese ma era troppo fragile. Io e tua madre non volevamo tutto questo, credici! Se solo avessimo saputo…”

Pensavo che al peggio non ci fosse mai fine.

Non riuscivo neanche a respirare, sentivo solo i polmoni bruciare, la testa che si svuotava, e il cuore che si era paralizzato per poi frantumarsi senza far rumore.

Non sento più nulla, mentre loro continuano a parlare, a dar fiato a quelle stupide bocche con scuse che non ti riporteranno più indietro.

Non ce la faccio, non ce la farò mai.

Capitolo 12

Devo ammettere che mi ci volle un po’ per capire il perché di quel suo gesto. Dovette passare un altro lungo anno.

Inizialmente mi sentivo così arrabbiata, delusa e dannatamente sola.

Lo so che era colpa mia, che non sarei dovuta scappare via così. Dovevo portarla via con me e scappare insieme, visitando poi quei posti magici che sognava fin da bambina, quei luoghi segreti di cui mi parlava di continuo.

Rimarrai uno dei miei rimpianti, anche se adesso so quanto amore ci fosse in quell’atto così estremo.

O con te o con nessun altro. Mi amavi davvero, ora lo so.

Mi amavi anche se a vent’anni di amore non sai quasi nulla. Conosci solo canzoni, libri e film che ne parlano. E ne parlano pure in modo sbagliato! Nulla è reale finché non lo provi sulla tua pelle.

Ma di questo tuo amore custodirò ogni fibra.

Di te conserverò tutto quel che mi resta: foto, lettere, messaggi, baci svaniti, abbracci rubati, ricordi che tolgono il fiato, la bellezza immacolata di chi crede ancora nel mondo e questi fogli che raccontano il nostro amore sbagliato.

Di te custodirò anche il tuo nome se necessario, Amanda.

Questa è la mia promessa eterna.

Per sempre tua, Clara.

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