Parole;

 

 

Caro amico,

mi capita di pensare che a volte mancano le parole, quelle belle, di una semplicità genuina che dovresti rivolgere a te stesso ogni mattina appena sveglio per ritrovarti almeno un po’.

Parlo di quelle parole che nessun altro riuscirebbe mai a dedicarti, perché si, le parole si donano nella maggior parte dei casi.

Io potrei dedicarti un ti voglio bene accompagnato da un sorriso, un vai a quel paese seguito da un gestaccio, un grazie e poi un abbraccio.

Le parole sono fiori o coltelli.

Le parole sono tutto e niente.

Poi, però, una mattina ti capita di perderle e perderti con loro.

Svanite fino a dissolvervi, insieme.

Dove sono finite?

Chi sono io?

Cosa voglio davvero?

E perché non ho più parole per reagire?

E succede, dico davvero.

Le perdi le parole.

Non trovi più tutte quelle frasi che più ti caratterizzano.

Non riesci a trovarle neanche tra le righe del tuo libro preferito o tra i testi delle canzoni che ami.

E diventi come tutti.

Comune, grigio, vuoto e fatto di monosillabi.

Un giorno a caso, ti alzi e non sai cosa più dire o – peggio –  non lo hai mai saputo.

Così ecco che vorresti urlare, vomitare tutte quelle sillabe che non hai più la capacità di pronunciare solo perché ormai sei un adulto e devi adeguarti al mondo.

Un grido soffocato e pieno di domande.

Ma al mondo importa di me? E delle mie parole, della mia vera essenza, che ne sarà?

Niente, almeno finché non avrai abbastanza forza per diventare un fiume – di parole – in piena e così esondare.

Esondare e riprenderti ogni vocabolo mai avuto.

Ma ne sarai capace?

 

 

 

 

 

 

  • Agnese Naselli
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